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NEWS > L'Europa tra i muri di scuola




Mercoledì 29 gennaio, gli studenti delle classi 5AG, 5BG, 3BG e 5AT hanno preso parte ad un evento legato alla manifestazione BOOKCITY-Milano che ha permesso loro di conoscere in prima persona, nell’Aula Magna della loro scuola, lo scrittore Marco Magnone.
Appassionato di narrativa per ragazzi, nel 2012 decide di ampliare le sue prospettive, dedicandosi alla stesura di un libro non più di finzione, bensì di attualità. Così nasce “L’Europa in viaggio: storie di ponti e di muri”, testo  letto dai ragazzi dell’Istituto che ha offerto stimoli per le innumerevoli riflessioni nate nel corso dell’incontro.
A rompere il ghiaccio è proprio lo scrittore, che presenta l’Europa come “un modo per guardare il mondo, e per educare alla complessità”, spiegando che, nel percorso di identificazione individuale, è bene tenere conto di più possibilità, per cui non c’è nulla di male nel sentirsi, al contempo, parte di più realtà; astigiano, torinese, italiano, ma anche europeo: è così che si definisce, aggiungendo che “non bisogna temere le contraddizioni; é come amare due generi musicali completamente diversi: complesso, ma più completo”.
Questa affermazione apre  le porte ad un tema ben più significativo:  i muri, che costituisce una delle parole chiave del suo stesso libro. Dai muri esteriori, concreti, fisici, ripercorsi da Berlino a Ceuta e Melilla, fino ad arrivare ai muri interiori, quelli che fanno sentire protetti, ma che, al contempo, si interpongono tra un individuo e il resto della società, di tutte le società del mondo, alimentando una forte paura del diverso e tutti i problemi che ne derivano, palpabili nella realtà di tutti i giorni. Magnone stesso, durante il suo discorso, afferma che è estremamente difficile, se non impossibile, porre un freno a questo tipo di timore, proponendo, però, una sua personale soluzione: abbattere, prima dei muri stessi, la disuguaglianza, riducendo le differenze tra i vari Paesi, le varie etnie, le diverse culture, e provare ad impegnarsi per costruire dei ponti ideali che possano garantire a tutti una vita priva di paure, in cui non vi sia  la necessità di sentirsi protetti per poter sopravvivere. In particolare, affida questo compito all’Unione Europea, lasciando intendere quanto questa organizzazione abbia il potere di cambiare le nostre mentalità, le nostre abitudini e i nostri punti di vista, sebbene possa sembrare una realtà altra rispetto alla vita di ciascuno di noi.
Per spiegarsi meglio, l’autore affronta l’argomento “Unione Europea” attraverso una lista di vantaggi che essa è in grado di offrire, molti dei quali non sempre sono noti fra i giovani della nostra generazione, come la possibilità di avere a disposizione cure mediche gratuite o di poter viaggiare e studiare all’Estero in forma più libera rispetto ad altri Paesi, menzionando le interminabili procedure di sicurezza sperimentate personalmente ai confini degli Stati Uniti. Cita poi la sua esperienza a Berlino vissuta con ERASMUS, noto programma di mobilità studentesca organizzato proprio dalla nostra U.E., sottolineandone gli aspetti negativi, quali la paura di stare da solo in un posto sconosciuto o il suo sentirsi “insignificante” nei confronti di quel mondo caotico e tanto diverso dalla sua vita abitudinaria, ma soprattutto gli aspetti positivi, come l’opportunità di vivere esperienze mai vissute prima, di visitare luoghi mai visti, di sentirsi libero, di riflettere sulla propria esistenza e conoscere le diverse alternative di vita presenti al mondo, per poter arricchire il suo percorso di formazione didattico, ma specialmente interiore.
Data la scoperta dell’importanza di questa sua esperienza, l’autore decide, infine, di rimarcare l’enorme rilevanza dei giovani e della loro possibilità di ricevere informazioni online, sottolineando la necessità che essi siano curiosi, assetati di sapere, di attivarsi nella loro quotidianità per modificare tutto ciò che non va e cercare delle soluzioni, di aprire la mente ed imparare a conoscere tutto quel che viene definito “diverso”, di pensare e riflettere, magari facendosi aiutare dai libri, perché “I libri non sono dei Baci Perugina: ne apri uno, leggi il bigliettino, fine; i libri devono lasciare un segno, delle domande, devono farti riflettere”.

Gaia D’Anna – 5 BG




 






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